Camicie: Ispirate alle stravaganze British rock o alla tradizione anni 60. — Shirts Inspired by the British rock extravaganzas or traditional Sixties

Ispirate alle stravaganze british rock, alla tradizione anni Sessanta,  oppure di fragile e delicata e organicamente strutturata couture, in  pizzo oppure uniform, le camicie invadono passerelle e guardaroba, senza  alternativa: ci si veste così.
Si parte dal perverso Settecento, da quelle Liaisons Dangereuses che  allacceremo con chi ci piacerà, con quei volants di Dolce & Gabbana,  passando a rendere perverso piuttosto il rigore Ottocento, con corvino e  trasparente pizzo di Corrado. Fiocchi fifties  da Valentino, allacciatura Sixties con Barbara Bui. Teatralmente  Ottanta riferito lo stampato Azzaro, le maniche ampie con il glamour del  taglio, e dell’idea.
Nera, rossa, altrimenti purple, l’opzione  uniform, preferibilmente trasparente, per introdurci morbidamente  nelle Byatt-atmosfere, tema Possessione, niente di meno. Di più,  infiliamo il taglio smoking di Donna Karan o quello classico Dsquared,  potrebbe andare anche la luminescenza di Acne, e  con le camicie affrontiamo notturne esuberanze… una qualunque di quelle  descritte da Breat Eston Ellis, da American Psycho in poi. Anche perché  il bianco, concentrato di tutti i colori del mondo, c’immerge nella  Libertà raccontata da Franzen, e anelata da  tutti noi.
Anni Venti. Coco Chanel sconvolge il mondo della moda e dei corsetti,  virando al maschile: pantaloni, morbida camicia bianca e cardigan,  ancora oggi.
Anni Settanta. Decennio di deriva a sfondo etnico, la camicia si  presenta morbida, un po’ lunga e svasata con collo a solino, maniche  ampie e arricciatura al polso. Fluide, di femminile couture, quelle di  Rykiel, Guy La roche, Nina Ricci, Saint Laurent…
Anni Ottanta. Aperti dalla sfilata di camicie bianche nella “Pirate  collection” di Vivienne Westwood, 1981. Dominati, dalle camicie bianche  di Ferrè, candide architetture dai grandi colli e polsi, in ogni tessuto  e formato ipotizzabile, sempre di teatrale struttura.
Camicia bianca con: tailleur da donna in carriera, da dama della notte,  jabot e sbuffi dello stile teddy boy, un edoardiano contaminato dal  rockabilly, e dalle rockstar, innanzitutto.
Anni Novanta. Anche la camicia bianca diventa paradigma del minimalismo,  stremata reazione agli eccessi del decennio precedente.
Con: il concettuale di Martin Margiela, l’over sperimentale di Junya  Watanabe, la scuola americana di Calvin Klein e Donna Karan, la riposta  inglese di Burberry, Prada a far tendenza planetaria.
Duemila. Si aggiungono il monacale di Raf Simons per Jil Sander, il  classico di Hèrmes rivisitato da Gaultier, il taglio  ecologico-avantgarde di Stella McCartney, il purismo di Celine, secondo  Phoebe Philo, angeli del bianco Alberta Ferretti, lo chic dinamico  esaltato da Valli, quella senza collo di Pilati, il mistico di Dries  Van Noten.
Per finire: non c’è nulla come una camicia bianca per riflettere il carattere di chi la indossa.
Inspired by the British rock extravaganzas, the tradition sixties, or fragile and delicate and organically structured couture, lace, or uniform, shirts invading runways and wardrobe, with no alternative: you dress like that. It is part of the eighteenth century by the wicked, those who Liaisons Dangereuses allacceremo with whom we like, these flounces with Dolce & Gabbana, going to make quite perverse rigor nineteenth century, with raven and transparent lace Corrado. Flakes fifties by Valentino, Barbara Bui with lacing Sixties. Eighty Azzaro theatrically told the PCB, the wide sleeves with the glamor of the cut, and the idea. Black, red, or purple, the uniform option, preferably transparent, to usher in the softly-atmosphere Byatt, Possession theme, no less. Moreover, the slip cut smoking of Donna Karan or the classic Dsquared, could also go the luminescence of Acne, and with the shirts face nocturnal exuberances … any of those described by Ellis Breat Eston, by American Psycho onwards. Also because the white, representing all the colors of the world, Freedom in c’immerge told by Franzen, and longed for by all of us. Twenty years.Coco Chanel disrupts the world of fashion and corsets, turning to the men: slacks, white shirt and soft cardigans, even today. Seventies. Decade comes to ethnic background, the shirt is soft, a bit ‘long and flared-neck collar, wide sleeves and curl your wrist. Fluid, feminine couture, those Rykiel, Guy La Roche, Nina Ricci, Saint Laurent … Eighties.Opened by a parade of white shirts in the “Pirate Collection” by Vivienne Westwood, 1981. Dominated by white Ferre shirts, white collar and cuffs from large buildings, in every conceivable fabric and size, more and play structure. White shirt: suit career woman, a lady of the night, and puffs jabot style teddy boy, an Edwardian-contaminated rockabilly, and rock stars, first.Nineties.The white shirt becomes a paradigm of minimalism, worn-out reaction to the excesses of the previous decade. By: the conceptual Martin Margiela, Junya Watanabe of the experimental over the American school of Calvin Klein and Donna Karan, the answer English by Burberry, Prada to make planetary trend. Two thousand. He added the monk by Raf Simons for Jil Sander’s classic revisited by Hèrmes Gaultier, cutting eco-garde of Stella McCartney, the purism of Celine, Phoebe Philo second, Alberta Ferretti angels in white, the elegance is enhanced by dynamic Valleys, without the neck Pilati, the mystic of Dries Van Noten. Finally, there is nothing like a white shirt to reflect the character of the wearer.

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